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In anticipo sul ritardo previsto,

è uscito il 31 gennaio 2010 "Il design in tasca"

editore >
Compositori
collana >
Ottagono small
ISBN >
8877946938
ISBN-13 >
9788877946935
 

Introduzione

In quella straordinaria opera che è la "Guerra lampo dei fratelli Marx" del 1933, Chico Marx pronuncia la storica frase: "crede a me o ha la pretesa di credere ai suoi occhi?" Per apprezzare i lati meno appariscenti degli oggetti è necessario un processo di apprendimento e la prima regola è: non fidarsi dei propri occhi, non fidarsi di una prima impressione superficiale. Chi si occupa di questa materia a lungo arriva a considerare per prima cosa l'intelligenza che c'è dietro ai progetti. Un' intelligenza che spesso è proporzionale alla semplicità del prodotto. Chi si è avvicinato al design tentando di progettare e inventare nuove soluzioni sa quanto sia difficile e impara a riconoscere un'idea intelligente o una sbagliata. Ad esempio, questa bicicletta "Lowriderbike" di Ben Wilson, pubblicata su libri e autorevoli riviste che si occupano di design, è, a mio parere, un'idea sbagliata. La sua immagine old fashion ricorda un chopper ma...

Ben Wilson. Low Rider Recumbent Bicycle 1997
qualsiasi ciclista serio capisce subito che una bicicletta del genere è molto più faticosa da portare ed è anche di una notevole scomodità. La bicicletta di Wilson è in sostanza una “recumbent” senza poggiaschiena.
Bicicletta recumbent Rans Stratus

Per potere usare i pedali in quella posizione occorre un poggiaschiena, come potete vedere nella recumbent Rans Stratus, sicuramente più comoda. Senza poggiaschiena, al di là della scomodità, per fare forza sui pedali, bisogna tirare con le braccia. Il punto di sterzata è poi distante dal prolungamento dell’asse dello sterzo, cosa che ne rende piuttosto impreciso l’uso. Ovviamente da punto di vista industriale la bicicletta di Wilson non avrebbe senso. I 140 raggi per ruota, un numero enorme, strutturalmente inutile e costoso. I raggi, nelle biciclette, non sono montati completamente a macchina e richiedono molto lavoro manuale, specialmente se sono così fitti da impedire il serraggio automatico . Sembra essere anche priva di freni. Immagino abbia almeno il contropedale che, come sa chi l’ha provato, è un sistema di frenata del tutto insufficiente. L’assenza di una copertura sulla catena obbliga ad una tenuta sportiva. Sarebbe altrimenti impossibile non sporcare i pantaloni. Non c’è, infine, neanche il cambio, cosa che, insieme alla posizione di guida, rende la bicicletta usabile solo in pianura. Sul disegno strutturale del telaio è meglio sorvolare (basta solo osservare che la forcella posteriore lavora come una trave a mensola, con un punto di attacco decisamente critico).

Le riviste e la maggioranza dei libri che si occupano di design non sembrano ritenere importanti questi aspetti. È quindi evidente che difficilmente un profano potrà farvi caso. La bicicletta di Wilson ha poco senso come bicicletta. Forse è più corretto dire che è una scultura, al di là del valore che, come tale , possa avere. È inutile parlare di estetica o di altro. L’esempio citato è uno fra i tanti possibili, immagino che per Ben Wilson, come si intuisce in alcune pubblicazioni, la bicicletta sia un gioco personale in linea con tante altre biciclette bizzarre, più o meno simili, che la gente si diverte a costruire. Ciò che è contestabile è lo spazio che è dato, sui libri e sulle riviste che si occupano di design, a progetti di questo tipo. Spesso non c’è alcuna nota di spiegazione o di interpretazione, quindi chi non ha una cultura specifica in questo settore può essere tratto in inganno. Sarebbe bene almeno indicare che si tratta di un oggetto artigianale.

I progetti industriali e quelli artigianali sono quasi sempre presentati insieme nelle pubblicazioni e questo genera una grande confusione, soprattutto nei ragazzi che intendono occuparsi di design in maniera professionale. Le pubblicazioni hanno anche un valore educativo, che si voglia o no, e per questo motivo hanno una responsabilità nell’evoluzione della cultura. Il prodotto industriale è concettualmente diverso da quello artigianale, continuare a presentare i due generi insieme, senza distinzione non ha senso. Sarebbe come considerare il cinema e il teatro la stessa cosa. L'oggetto dell'immagine che segue è un piccolo raccordo di plastica grigia e arancione, prodotto dal 1968. È un oggetto pratico e funzionale che serve a connettere velocemente alla rete idrica il tubo di gomma usato in giardino. Questo oggetto ha da tempo superato la quota di un miliardo di pezzi prodotti. Questo oggetto è incomparabilmente più intelligente, riuscito e innovativo della bicicletta che avete visto. Con l'invenzione dell'innesto rapido ha rivoluzionato il settore del giardinaggio, eppure non appare nelle riviste e nei libri di design.

Franco Clivio. Raccordo per tubi di irrigazione. Produzione Gardena

È un oggetto perfettamente industriale, calibrato al centesimo di grammo per utilizzare solo la plastica strettamente necessaria. Il suo progettista, Franco Clivio, può a buon diritto essere chiamato Maestro eppure quasi nessuno sa chi è. Pochi lo conoscono anche tra gli addetti ai lavori. Comunque una cosa è certa: tutti notano e molti apprezzano la bicicletta, pochissimi farebbero caso al raccordo e ancora meno saprebbero apprezzarne il valore tecnico. Per questo motivo chi si avvicina al design con la volontà di capire, è bene che per un po' smetta di credere ai suoi occhi cercando di rendere la mente aperta e disponibile.

Negli anni ho avuto la fortuna di conoscere diversi Maestri e di lavorare con alcuni di loro. Una cosa ho notato, tutti questi Maestri riconoscono come validi gli stessi oggetti. C'è in sostanza un' uniformità di giudizio fra le persone competenti che mi fa sperare in una nemesi. Spero cioè che alla lunga il criterio che ora sembra mancare nei libri di design si orienti a riconoscere il pensiero e l'intelligenza che c'è dietro alle cose e non l'apparenza o una moda. Molti oggetti spariranno allora dai libri e ne appariranno altri, più meritevoli. Spero che sulle riviste e sui libri del settore si sviluppi finalmente una critica del prodotto che evidenzi anche i problemi e gli errori. Una critica sarebbe salutare per la produzione.

L’eccessiva dipendenza delle riviste dalla pubblicità a volte può essere un freno che impedisce la normale evoluzione di un pensiero critico. Qui sono raccolti in modo molto sintetico alcuni argomenti, oggetto di riflessioni sviluppate nel corso degli anni in cui ho insegnato questa materia. Non ho mai creduto molto ai testi didattici in questo settore perché penso che il mestiere si impari facendolo, con l'esercizio e una buona guida, però vi sono alcuni punti base che non ho trovato in nessun manuale e che ritengo importante spiegare.

Il percorso seguito deriva dalla lezione dei Pionieri del design italiano. Per questi Maestri l'ideazione di un oggetto era il frutto di una radicata cultura materiale e di un lungo processo di apprendimento e maturazione. Questo processo non può trascurare la nascita dell'idea industriale e il naturale sviluppo delle invenzioni. Troverete anche argomenti all’apparenza bizzarri, come: la pulibilità, l’importanza della stupidità, la riconoscibilità di un prodotto o la databilità. Molti dei temi sono trattati da un punto di vista forse laterale o eccentrico in questa disciplina, per questo motivo li ho espressi in prima persona, senza la pretesa di una verità assoluta. Credo comunque che un punto di vista diverso dal consueto possa essere utile. Ho cercato di trattare argomenti poco frequentati o inesplorati con leggerezza ma spero che questo non li renda meno importanti.